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Carnevale in Sardegna: un viaggio tra maschere ancestrali, giostre cavalleresche e carri allegorici

Vai di fretta? Ecco i punti principali:

  • Le tre anime del Carnevale Sardo: quella ancestrale e rituale della Barbagia, quella cavalleresca e spettacolare delle giostre dell’oristanese, e quella moderna e satirica dei carri allegorici.
  • Un inizio antico: a differenza di altri carnevali, quello tradizionale in Sardegna non inizia a febbraio, ma a metà gennaio con i Fuochi di Sant’Antonio, quando le maschere fanno la loro prima, solenne apparizione stagionale.
  • Protagonisti i Cavalieri: le giostre equestri sono un pilastro della tradizione, dalla Sartiglia di Oristano, carica di simbolismo e sacralità, alla spericolata corsa di Sa Carrela ‘e Nanti a Santu Lussurgiu, pura dimostrazione di coraggio.
  • Arte e satira popolare: le sfilate di carri allegorici, come quella di Tempio Pausania, rappresentano l’anima più comunitaria della festa, dove l’arte della cartapesta incontra la satira sociale e politica.
  • Più di una semplice festa: il Carrasegare sardo è un’immersione profonda nella cultura dell’isola, un evento dove sacro e profano, rito e divertimento si fondono in un’esperienza unica e indimenticabile.

Un’isola, mille volti di una festa unica che affonda le radici nella storia e nel folklore.

Dimentica le feste e le sfilate di carnevale a cui sei abituato. Il Carnevale in Sardegna, o Carrasegare, non è un singolo evento, ma un mosaico di riti ancestrali e celebrazioni al confine tra sacro e profano, che svelano l’anima più complessa dell’Isola.

Dalle valli della Barbagia alle piazze cittadine, la Sardegna mette in scena tre spettacoli profondamente diversi: quello cupo e solenne delle maschere ancestrali, quello adrenalinico delle giostre equestri e quello irriverente dei carri allegorici. Un viaggio che attraversa i secoli, dai culti dionisiaci precristiani fino alle moderne satire sociali.

In questo articolo ti presento le diverse anime del carnevale sardo, trovi invece qui date e programmi delle sfilate del carnevale in Sardegna 2026 (in aggiornamento continuo).

Nel cuore montuoso dell’isola, il carnevale non inizia a febbraio o marzo, ma nelle fredde notti del 16 e 17 gennaio, con i grandi Fuochi di Sant’Antonio Abate (ecco il calendario dei fuochi di Sant’Antonio in Sardegna). È in questa occasione che le maschere tradizionali compiono la loro prima, solenne uscita dell’anno, danzando attorno alle pire in un rito che unisce il sacro cristiano al paganesimo più antico, un culto teso a risvegliare la luce dopo il buio invernale.

Queste manifestazioni sono l’eco ancora vivo di antichi culti dionisiaci incentrati sulla morte e rinascita della natura. Lo stesso termine sardo “carrasegare” rimanda alla “carne da tagliare“, un possibile riferimento al sacrificio del dio per propiziare la fertilità (e forse ad antichi sacrifici umani).

Le maschere che animano i paesi della Barbagia sono tanto varie quanto affascinanti. A Mamoiada, la danza cadenzata e ipnotica dei Mamuthones, curvi sotto il peso di 30 kg di campanacci e vestiti di pelli di pecora nera, è spezzata dal lancio della fune degli eleganti Issohadores.

A Ottana sfilano i Boes (buoi) e i Merdules (i guardiani), che inscenano la lotta perenne tra l’istinto animale e la ragione umana. Accanto a loro si aggira una figura cupa, che fa gelare il sangue nelle vene, è Sa Filonzana, una vecchia sinistra che fila la lana: come un’antica Parca, essa tesse e può recidere in ogni momento il filo della vita.

A Samugheo troviamo i Mamutzones, mentre a Lula si manifesta una delle rappresentazioni più crude e realistiche, Su Batiledhu, la vittima sacrificale coperta di sangue e pelli. Non sono semplici travestimenti, ma personificazioni di un rito antichissimo di morte e resurrezione, accomunate dall’uso di pelli, legno, sughero e dal suono assordante dei campanacci, usati un tempo per scacciare gli spiriti maligni dell’inverno.

Il volto del Carnevale in Sardegna cambia radicalmente a Oristano con la sua celebre Sartiglia, una delle giostre equestri più spettacolari e antiche del Mediterraneo. La domenica e il martedì di Carnevale, la città si ferma per una cerimonia carica di simbolismo.

Il momento più sacro è la Vestizione de Su Componidori, il capocorsa. In un rito solenne, il cavaliere prescelto perde la sua identità terrena per indossare una maschera androgina e diventare una figura semi-divina. Da quando sale a cavallo, non potrà più toccare terra fino alla fine della manifestazione, pena la disgrazia per l’intero raccolto dell’anno.

Guidati da Su Componidori, i cavalieri si lanciano in una corsa sfrenata lungo il percorso allestito di fronte alla Cattedrale per tentare di infilzare con la spada una stella sospesa. Ogni stella centrata è un presagio di prosperità. La giornata culmina con due momenti di pura emozione: Sa Remada, in cui Su Componidori percorre la pista al galoppo, completamente sdraiato sul cavallo, benedicendo la folla con “sa pippia de maju” (un mazzo di viole e pervinche), e le spericolate Pariglie, acrobazie a cavallo eseguite da trii di cavalieri che dimostrano un’incredibile simbiosi con i loro destrieri.

Ma l’anima cavalleresca non si esaurisce a Oristano. A Santu Lussurgiu, borgo medievale nel Montiferru, va in scena una delle corse più spericolate dell’isola: Sa Carrela ‘e Nanti. La corsa prende il via la domenica di carnevale da s’iscappadorzu e si snoda tra i viottoli, le curve e le discese del centro storico. Pariglie di due, tre e a volte quattro cavalieri si lanciano al galoppo braccio a braccio, dimostrando un coraggio e un’eleganza incredibili nonostante l’alta velocità, mentre il pubblico si appiattisce contro i muri per lasciarli sfrecciare.

Il lunedì è il giorno de “su lunisi de sa pudda“, in cui i cavalieri devono colpire con un bastone un feticcio di gallina appeso sulla strada. La giostra termina il martedì con la premiazione delle migliori pariglie e di chi ha centrato più “galline”.

La terza anima del carnevale sardo è quella più festosa e comunitaria, che esplode nelle piazze con le grandi sfilate dei carri allegorici. L’epicentro di questa tradizione è Tempio Pausania, il cui Carrasciali Timpiesu attira ogni anno decine di migliaia di persone. Qui, l’abilità dei maestri cartapestai dà vita a imponenti opere d’arte in movimento, carri che mescolano la satira politica e sociale con l’allegria più pura e irriverente.

La festa è un evento trascinante che coinvolge l’intera città per giorni, culminando nel processo e nel rogo di Sua Maestà Re Giorgio, un rito purificatorio che brucia simbolicamente i mali dell’anno passato per accogliere la nuova stagione.

Manifestazioni simili, con grandi carri e un’altissima partecipazione popolare, animano anche centri del Sud Sardegna come Samassi, San Gavino e Marrubiu, rendendo questo tipo di carnevale il più familiare e diffuso nell’isola.

Carnevale Sardo: Domande Frequenti (FAQ)

Qual è il periodo migliore per vedere il Carnevale in Sardegna?

Dipende da cosa stai cercando. Per assistere ai riti arcaici del Carnevale Barbaricino, il momento migliore e più intimo è la prima uscita delle maschere durante i Fuochi di Sant’Antonio (16-17 gennaio). Per le grandi giostre equestri come la Sartiglia e le sfilate dei carri, il periodo di riferimento è la settimana del giovedì grasso fino al martedì grasso.

Quali sono i dolci tipici del carnevale in Sardegna?

Il carnevale sardo ha un ricco repertorio di dolci fritti. I più famosi sono le “zippulas”, le “frisjolas longas” (tipiche del nord Sardegna e della Gallura), i “para frittus” (fatti fritti), ciambelle lievitate e profumate all’arancia, e gli “arrubiolus”, palline di ricotta e zafferano. In alcune zone si prepara ancora il sanguinaccio dolce.

La Sartiglia di Oristano si svolge ogni anno?

Sì, la Sartiglia è uno degli appuntamenti fissi e più importanti del calendario sardo. Si svolge ogni anno a Oristano l’ultima domenica di Carnevale, curata dal Gremio dei Contadini, e il martedì grasso, organizzata dal Gremio dei Falegnami, attirando un vasto pubblico internazionale.

È possibile partecipare alle sfilate con le maschere tradizionali?

No, indossare le maschere tradizionali della Barbagia è un onore e un ruolo riservato agli abitanti del luogo, spesso tramandato di generazione in generazione. Non si tratta di un travestimento, ma di un rito sacro. I visitatori sono invitati ad assistere con il massimo rispetto, ma non possono partecipare attivamente.

I carnevali tradizionali sono adatti ai bambini?

Mentre le sfilate dei carri allegorici sono pensate per le famiglie, i carnevali della Barbagia hanno un’atmosfera più cupa e solenne che potrebbe impressionare i più piccoli. Le maschere sono imponenti e il suono dei campanacci è molto forte. È un’esperienza potente e indimenticabile, ma è bene valutarla in base alla sensibilità del bambino.

Fonti Consultate:

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